Roccalbegna

Ergendosi su di un’altura dalla quale domina le sottostanti valli del fiume Albegna, la cittadina di Roccalbegna si costituisce snza alcun dubbio come uno di paesi più affascinanti del comprensorio amiatino, Roccalbegna è infatto celebre per la sua particolarità sorgere ai piedi di una imponente roccia che domina l’intero abitato e che gli dona un fascino ed una particolarità del tutto unici; per questa sua peculiarità che la rende sicuramente speciale e degna di essere visitate, nel corso dei secoli è stato coniato un celebre detto popolare, molto conosciuto sul territorio che recita: “Se il Sasso Scrocca, addio la rocca”, il caratteristico borgo si costituisce anche come comune e comprende le vicine fazioni di Vallerona, Triana e Cana.

Le origini della cittadina della Toscana vanno ricercate nel periodo medievale, quando l’intero abitato risultava essere sottoposto al controllo della famiglia degli Aldobrandeschi, a partire dagli ultimi decenni del XIII secolo il territorio venne inglobato tra i possedimenti della Repubblica di Siena, successivamente il castello appartenne alla casata De Medici di Firenze che decisero però di cederlo i conti Sforza di Santa Fiora, nel corso del 1700 Roccalbegna divenne un possedimento della famiglia senese dei Bichi e subito dopo entrò a far parte del Granducato di Toscana, costituendosi però come Libero Comune.

Il centro storico del paese ci offre la visita della Chiesa della Madonna del Soccorso, edificata nel corso del 1400 ed anticamente custode di dipinti ed opere di grane importanza che oggi sono però custoditi in altri edifici religiosi, la Pieve intitolata ai Santi Pietro e Paolo, edificio religioso edificato nel corso del Medioevo tra le due porte cittadine, Porta di Sopra, che si costituiva come via di passaggio verso l’Amiata e Porta di Sotto come via verso i territori maremmani, l’Oratorio del Santissimo Crocifisso, edificio ormai scomunicato e sede del Museo di Roccalbegna, la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, edificata nella seconda metà del 1500 e ristrutturata in seguito alle devastanti conseguenze del secondo conflitto mondiale, intorno agli anni ‘60; sicuramente interessanti e degne di essere osservate sono le antiche mura di cinta, delle quali oggi restano importanti ruderi, il Palazzo Bichi-Ruspoli ed il cassero, la cui originaria struttura venne edificata nel corso del 1200 per volere della famiglia degli Aldobrandesco;

Uscendo dall’abitato potremo invece visitare la Chiesa della Madonna del Conforto, edificata nel 1496 e custode di una meravigliosa immagine della Madonna, l’Antica Cella di San Miniato, semplice costruzione del IX secolo come possedimento dell’Abbazia di San Salvatore del Monte Amiata ed infine il Romitorio di San Cristoforo alla Selva.

Lascia un Commento